Claudicatio Intermittens, uno dei sintomi principali — certamente il più significativo e rivelatore — delle arteriopatie obliteranti periferiche di natura arteriosclerotica. L'espressione latina, tradotta alla lettera, significa: zoppicamento intermittente. E, in effetti, il paziente riferisce che, durante il cammino, viene colto — per solito ad un polpaccio —da un dolore a tipo di crampo tendente, via via, a farsi sempre più intenso e sempre meno sopportabile, che dapprima lo costringe a zoppicare e in un secondo tempo a fermarsi, perché solo l'ínterruzione del cammino fa attenuare e infine scomparire il dolore.
Quando il dolore è scomparso, il paziente riprende a camminare: ma dopo un certo tratto di strada, tanto più breve quanto più il percorso è in salita, il dolore ritorna a farsi vivo e costringe nuovamente il paziente a fermarsi. Accade così che un tragitto a piedi, per un arteriopatico, si risolva in una serie di arresti e riprese del cammino. Lo spazio percorso tra una sosta e l'altra, espresso in metri, viene detto intervallo libero e fornisce un dato, sia pure approssimativo, per valutare il grado di compromissíone del flusso arterioso all'arto interessato. Il dolore insorge allorché la quantità di sangue che affluisce ai muscoli della gamba è inadeguata rispetto all'entità dello sforzo che viene loro richiesto durante il cammino.
La diagnosi corretta di vera claudicatio intermittens viene posta con due speciali analisi sulle arterie eventualmente malate, che prendono il nome di oscillometria e oscillografia. La claudicatio è un segnale d'allarme: ignorarla, tacerla o accettarla stoicamente non si deve, se si vuole evitare il peggio.
sabato 29 novembre 2008
Sindrome di Cloude disturbo neurologico
Sindrome di Cloude, disturbo neurologico che consegue ad una compressione del ponte (zona di passaggio tra la parte alta del midollo spinale ed il cervello) in corrispondenza dell'uscita delle fibre nervose del nervo oculomotore comune (terzo paio dei nervi cranici) e della parte inferiore del nucleo rosso (centro extrapiramidale che intervie- ne nella regolazione dei movimenti). La compressione è abitualmente causata da un tumore.
È fondamentale riconoscere se il tumore comprime il ponte dall'esterno o dall'interno, poiché in quest'ultimo caso manca qualsiasi possibilità di intervento operatorio. La causa della lesione può essere anche vascolare. I sintomi sono emiatassia, emiasinergia e disartria (cioè inceppamento della parola per cause dovute ad un disturbo della regolazione dei movimenti dei muscoli interessati alla fonazione). Esiste un'altra sindrome di Claude, detta infundibulare. InIundibulo è il nome dato alla zona del sistema nervoso centrale che, prolungandosi in avanti si continua con la parte posteriore della ghiandola endocrina ipolisí. La lesione di queste aree profonde provoca son- nolenza, diabete insipido, disturbi della regolazione della temperatura del corpo e disturbi nella produzione di nuove cellule del sangue.
È fondamentale riconoscere se il tumore comprime il ponte dall'esterno o dall'interno, poiché in quest'ultimo caso manca qualsiasi possibilità di intervento operatorio. La causa della lesione può essere anche vascolare. I sintomi sono emiatassia, emiasinergia e disartria (cioè inceppamento della parola per cause dovute ad un disturbo della regolazione dei movimenti dei muscoli interessati alla fonazione). Esiste un'altra sindrome di Claude, detta infundibulare. InIundibulo è il nome dato alla zona del sistema nervoso centrale che, prolungandosi in avanti si continua con la parte posteriore della ghiandola endocrina ipolisí. La lesione di queste aree profonde provoca son- nolenza, diabete insipido, disturbi della regolazione della temperatura del corpo e disturbi nella produzione di nuove cellule del sangue.
Cistosarcoma fillode neoformazione mammella femminile
Cistosarcoma fillode, neoformazione tipica della mammella femminile, che deriva da una trasformazione maligna di un libroadenoma (vedi). Come dice il nome, la neoformazione è parzialmente cistica (casto) ; la sua parte che diviene maligna è quella connettivale (sarcoma); ha un aspetto arborescente (fillode). In realtà quello che si definisce cistosarcoma fillode non è sempre molto maligno: se la massa viene asportata completamente, anche lasciando la mammella in sito, spesso si consegue una guarigione definitivae le recidive non sono molto frequenti.
Si tratta di un tumore per solito molto voluminoso, che occupa gran parte della ghiandola mammaria' 'a rapida crescita, molliccio, ben delimitato: quindi di fronte ad una massa mammaria che ha rapido sviluppo occorre interpellare subito il medico; i cistosarcoma fillode molto voluminosi sono indizio di scarsa attenzione da parte della donna, che dovrebbe farsi togliere i noduli mammari che superino il diametro di due o tre centimetri.
Si tratta di un tumore per solito molto voluminoso, che occupa gran parte della ghiandola mammaria' 'a rapida crescita, molliccio, ben delimitato: quindi di fronte ad una massa mammaria che ha rapido sviluppo occorre interpellare subito il medico; i cistosarcoma fillode molto voluminosi sono indizio di scarsa attenzione da parte della donna, che dovrebbe farsi togliere i noduli mammari che superino il diametro di due o tre centimetri.
Cistoma tumore benigno materiale fluido
Cistoma, tumore benigno, costituito quasi esclusivamente da materiale fluido avvolto da una sottile capsula fibrosa contenente scarse strutture epiteliali ghiandolari. Questa neoformazione si ritrova con massima frequenza nelle ovaie e può esser considerata una variante del cistoadenoma. L'asportazione chirurgica della massa cistica conduce a guarigione definitiva nella quasi totalità dei casi. Cistomi sono assai raramente osservabili anche in altri organi, come la tiroide e il pancreas.
Cistoadenoma tumore benigno di natura ghiandolare
Cistoadenoma, tumore benigno di natura ghiandolare, caratterizzato da abbondante secrezione di materiale fluido o semifluido, che trasforma il tumore in una cisti, cioè in una sacca piena di liquido. Il tumore si ritrova in tutti gli organi ghiandolari, ma la sede più frequente è senza dubbio la ovaia, dove la lesione può essere tuono o bilaterale e, se voluminosa, può esser palpabile ad un esame ginecologico.
Il cistoadenoma ovarico va asportato chirurgicamente e un esame al microscopio della cisti asportata ( che va sempre fatto) ci dirà se si tratta di forma veramente benigna, perché in alcuni casi il tumore, se asportato con ritardo, può andare incontro a trasformazione maligna. L'esame al microscopio, oltre a darci questa informazione molto importante, ci dice anche di quale tipo sia il cistoadenoma: talvolta infatti esso secerne liquido sieroso (cistoadenoma sieroso), talaltra liquido contenente muco (cistoadenoma mucinoso), talaltra ancora può contenere sangue perché formato da cellule simili a quelle dell'endometrio uterino.
Se il tumore è molto voluminoso la sua asportazione può comportare di necessità anche il sacrificio delle ovaie, nel qual caso la donna non avrà più mestruazioni e resterà sterile: di qui la necessità di scoprire e curare presto il cistoadenoma ovarico: si penserà ad esso in presenza di ricorrenti dolori e di senso di peso alla parte bassa dell'addome, di irregolarità mestruali: di fronte a questi sintomi conviene interpellare subito il ginecologo, che potrà fare un esame interno ed eventualmente richiedere al radiologo una ginecografia, cioè una indagine che consente di vedere, dopo introduzione di aria nell'addome, il contorno nonché la forma e il volume delle ovaie. Un cistoadenoma scoperto e curato in tempo, con asportazione chirurgica della massa tumorale, senza togliere necessariamente entrambe le ovaie, comporta non solo la guarigione, ma la conservazione della fertilità.
Il cistoadenoma ovarico va asportato chirurgicamente e un esame al microscopio della cisti asportata ( che va sempre fatto) ci dirà se si tratta di forma veramente benigna, perché in alcuni casi il tumore, se asportato con ritardo, può andare incontro a trasformazione maligna. L'esame al microscopio, oltre a darci questa informazione molto importante, ci dice anche di quale tipo sia il cistoadenoma: talvolta infatti esso secerne liquido sieroso (cistoadenoma sieroso), talaltra liquido contenente muco (cistoadenoma mucinoso), talaltra ancora può contenere sangue perché formato da cellule simili a quelle dell'endometrio uterino.
Se il tumore è molto voluminoso la sua asportazione può comportare di necessità anche il sacrificio delle ovaie, nel qual caso la donna non avrà più mestruazioni e resterà sterile: di qui la necessità di scoprire e curare presto il cistoadenoma ovarico: si penserà ad esso in presenza di ricorrenti dolori e di senso di peso alla parte bassa dell'addome, di irregolarità mestruali: di fronte a questi sintomi conviene interpellare subito il ginecologo, che potrà fare un esame interno ed eventualmente richiedere al radiologo una ginecografia, cioè una indagine che consente di vedere, dopo introduzione di aria nell'addome, il contorno nonché la forma e il volume delle ovaie. Un cistoadenoma scoperto e curato in tempo, con asportazione chirurgica della massa tumorale, senza togliere necessariamente entrambe le ovaie, comporta non solo la guarigione, ma la conservazione della fertilità.
Cistoadenocarcinoma tumore maligno
Cistoadenocarcinoma, tumore maligno, derivato da strutture ghiandolari e ricco in secrezioni che gli conferiscono aspetto cistico. Un tumore di questo genere è tipico delle ovaie, dove spesso è bilaterale e non di rado risulta da una trasformazione maligna di un pregresso cistoadenoma. Il cistoadenocarcinoma può insorgere a tutte le età e se, come non di rado avviene, si rompe, può dare disseminazione in tutta la cavità addominale, il che ne complica ovviamente la prognosi.
Occorre dunque riconoscere tempestivamente questa neoplasia, la cui diagnosi è analoga a quella del cistoadenoma ovarico, del quale il cistoadenocarcinoma ricalca anche le varietà microscopiche: esiste infatti una forma sierosa, una mucinosa ed una endometroide. È inoltre importante sapere che esistono, dal punto di vista della malignità, due varianti di cistoadenocarcinoma, una decisamente maligna, l'altra invece a bassa malignità o a malignità potenziale: la prima ha ovviamente un andamento peggiore della seconda, e la distinzione si fa osservando il tumore al microscopio. La terapia del cistoadenocarcinoma ovarico deve essere radicale: insieme al tumore vanno tolte entrambe le ovaie, l'utero e i linfonodi che drenano questi organi; inoltre va tolto l'omento (il grasso eridoaddominale) ed eventuali masse metastatiche presenti in addome.
Occorre dunque riconoscere tempestivamente questa neoplasia, la cui diagnosi è analoga a quella del cistoadenoma ovarico, del quale il cistoadenocarcinoma ricalca anche le varietà microscopiche: esiste infatti una forma sierosa, una mucinosa ed una endometroide. È inoltre importante sapere che esistono, dal punto di vista della malignità, due varianti di cistoadenocarcinoma, una decisamente maligna, l'altra invece a bassa malignità o a malignità potenziale: la prima ha ovviamente un andamento peggiore della seconda, e la distinzione si fa osservando il tumore al microscopio. La terapia del cistoadenocarcinoma ovarico deve essere radicale: insieme al tumore vanno tolte entrambe le ovaie, l'utero e i linfonodi che drenano questi organi; inoltre va tolto l'omento (il grasso eridoaddominale) ed eventuali masse metastatiche presenti in addome.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)