COLERA, infezione intestinale causata dal vibrione del colera Vibrio cholerae, che si trasmette mediante ingestione di cibi e bevande contaminate dalle feci di pazienti in fase acuta o durante la convalescenza. Il periodo di incubazione oscilla tra uno e cinque giorni. I sintomi del colera sono inizialmente caratterizzati da improvvise e numerosissime scariche di diarrea, con emissione di feci acquose grigiastre e fangose ( simili all'acqua di riso), da vomito non preceduto da nausea, a causa del quale il paziente non riesce assolutamente a trattenere né bevande né cibi. In dipendenza della cospicua perdita di liquidi e sali attraverso la diarrea e il vomito, il coleroso presenta un grave stato di disidratazione, per cui la pelle e le mucose appaiono aride, gli occhi infossati; il paziente accusa sete intensa e diventa cianotico; la temperatura corporea scende di molto al disotto dei 37 gradi centigradi; insorgono crampi muscolari e addominali. La diagnosi viene confermata solo quando sia stato isolato dalle feci il vibrione del colera.
Se l'infezione colerosa non è tempestivamente riconosciuta e pertanto viene omesso un idoneo trattamento, si ha un'elevata mortalità che si aggira in media sul 50 per cento. La mortalità invece è assai più bassa se la terapia viene intrapresa tempestivamente. I provvedimenti terapeutici consistono nella pronta ed abbondante reintegrazione dei liquidi perduti con la diarrea ed il vomito, ciò che si ottiene praticando fleboclisi di soluzioni acquose e saline. Utile, ma a quanto sarebbe constatato di secondaria importanza, il trattamento con antibiotici (aureomicina, cloramfenicolo, ecc.) e sulfamidici, grazie ai quali il decorso della infezione verrebbe abbreviato.
sabato 29 novembre 2008
Coleperitoneo raccolta di bile nella cavità peritoneale
Coleperitoneo, raccolta di bile nella cavità peritoneale, che, nella quasi totalità dei casi, è la conseguenza di una rottura della cistifellea o dei condotti biliari in dipendenza di traumi diretti ( estese contusioni addominali, schiacciamento, eccetera). Inizialmente si hanno sintomi generici da shock, solo dopo alcuni giorni, subentra una leggera itterizia, gonfiore del ventre e rischiaramento delle feci, per mancanza in esse di pigmenti biliari che si sòno riversati invece nella cavità peritoneale. Posta la diagnosi, l'unico trattamento valido è quello chirurgico.
Colelitiasi, o calcolosi biliare, o calcolosi epatica
Colelitiasi, o calcolosi biliare, o calcolosi epatica, il termine alla lettera sta ad indicare presenza di concrezioni calcolitiche nella bile. In base a ricerche anatomopatologiche, si è constatato che dopo la quarantina il 32 per cento delle donne ed il 16 per cento degli uomini sono portatori di calcoli nella vescichetta biliare o colecisti. Tale già elevata incidenza aumenta però al di là dei quarant'anni. Gravidanza e obesità rappresentano importanti condizioni che ne favoriscono l'insorgenza. 1 calcoli che si formano nella colecisti sono costituiti da colesterolo e da un miscuglio di pigmenti biliari e di sali di calcio. Il più delle volte la loro composizione è mista: i calcoli nuri possono osservarsi in colecisti normali.
Quando si verifica una rapida distruzione di sangue con eccesso di escrezione di bilirubina, spesso, quale complicanza, si ha colelitiasi (in questi casi i calcoli sono costituiti da pigmenti biliari misti a calcio). Sia i processi infiammatori della colecisti, sia la colelitiasi si influenzano a vicenda, nel senso che una colecistite costituisce un terreno favorevole alla formazione di calcoli e la colelitiasi, d'altro canto, predispone alla colecistite. Se il calcolo determina ostruzione meccanica del dotto cistico, attraverso il quale la bile raccolta nella vescichetta biliare si riversa, nella fase digestiva, nel coledoco, oltre all'insorgenza di una acuta e dolorosa colica epatica ha di frequente una infiammazione diffusa della colecisti.
Infatti, nel 50 per cento dei casi, nei calcoli asportati chirurgicamente sono dimostrabili germi di origine intestinale. In circa il 60 per cento delle colelitiasi non si hanno sintomi ed i calcoli vengono scoperti occasionalmente nel corso di un esame radiologico. È materia di discussione il trattamento della colelitiasi asintomatica, benché la maggior parte dei chirurghi sia favorevole all'intervento, profilatticamente, a condizione che non sussistano rischi operatori. Questo indirizzo è giustificato dal fatto che, a causa dei calcoli, in circa la metà o poco più dei casi insorgono complicanze, quali la colecistite acuta o la coledocolitiasi.
Quando si verifica una rapida distruzione di sangue con eccesso di escrezione di bilirubina, spesso, quale complicanza, si ha colelitiasi (in questi casi i calcoli sono costituiti da pigmenti biliari misti a calcio). Sia i processi infiammatori della colecisti, sia la colelitiasi si influenzano a vicenda, nel senso che una colecistite costituisce un terreno favorevole alla formazione di calcoli e la colelitiasi, d'altro canto, predispone alla colecistite. Se il calcolo determina ostruzione meccanica del dotto cistico, attraverso il quale la bile raccolta nella vescichetta biliare si riversa, nella fase digestiva, nel coledoco, oltre all'insorgenza di una acuta e dolorosa colica epatica ha di frequente una infiammazione diffusa della colecisti.
Infatti, nel 50 per cento dei casi, nei calcoli asportati chirurgicamente sono dimostrabili germi di origine intestinale. In circa il 60 per cento delle colelitiasi non si hanno sintomi ed i calcoli vengono scoperti occasionalmente nel corso di un esame radiologico. È materia di discussione il trattamento della colelitiasi asintomatica, benché la maggior parte dei chirurghi sia favorevole all'intervento, profilatticamente, a condizione che non sussistano rischi operatori. Questo indirizzo è giustificato dal fatto che, a causa dei calcoli, in circa la metà o poco più dei casi insorgono complicanze, quali la colecistite acuta o la coledocolitiasi.
Coledocolitiasi, presenza di calcoli nel coledoco
Coledocolitiasi, presenza di calcoli nel coledoco, condotto biliare che sfocia nel duodeno e vi convoglia la bile proveniente dal fegato e dalla vescichetta biliare. La coledocolitiasi si verifica in circa il 10 per cento dei pazienti affetti da calcolosi colecistica o colelitiasi. Tale percentuale tende ad aumentare con l'età. I calcoli presenti nel coledoco sono quasi sempre di provenienza colecistica e assai raramente si formano direttamente nel coledoco stesso. Nella storia clinica di questi malati di solito emergono disturbi dipendenti da una colecistite cronica. Tre sintomi devono far sospettare una coledocolitiasi: frequenti recidive di coliche biliari; febbre e brividi in concomitanza alle coliche; episodi di itterizia (nei pazienti affetti da colelitiasi, il sopraggiungere di uno stato itterico deve far pensare alla coledocolitiasi). La coledocolitiasi esige un tempestivo intervento chirurgico consistente nell'asportazione della colecisti (colecistectomia) e nell'apertura del coledoco (coledocostomia) per la rimozione del calcolo qui localizzatosi.
COLECISTOATONIA
COLECISTOATONIA, manifestazione a carico della cistifellea causata da distonia neurovegetativa in dipendenza della quale la vescichetta biliare, perdendo di tono o di contrattitilità, ha difficoltà cinetiche. Ciò, determina cattiva educazione della bile, responsabile di una serie di disturbi, quali dolori in sede colecistica specie dopo i pasti, difficoltà digestive, gonfiore gastrico, nausea e avversione verso i cibi grassi e le uova. La cura è quella delle distonie neurovegetative.
COCCIDIOIDOMICOSI, malattia infettiva causata da un fungo
COCCIDIOIDOMICOSI, malattia infettiva causata da un fungo ( per ciò detta micosi) e precisamente dal Coccidioides imitis, che cresce sul suolo di certe regioni aride del Sud-Ovest degli Stati Uniti, del Messico e in certe zone dell'America Centrale e Meridionale. In circa il 60 per cento dei casi l'infezione è a carattere sub-clinico, ovverossia non dà luogo ad alcuna sintomatologia. Quando questa micosi è clinicamente manifesta, allora subentra una sintomatologia molto appariscente. L'insorgenza della coccidioidomicosi è caratterizzata, dopo un'incubazione che va dai dieci ai trenta giorni, da febbre e brividi, con malessere, dolori lombari e tosse, tanto da poter simulare una forma influenzale o una malattia infiammatoria dell'apparato respiratorio. Spesso è presente dolore al torace e la debolezza progressiva, unicamente alla mancanza di appetito, possono via via accentuarsi, determinando nel malato uno stato di giave prostrazione. Sono pure frequenti dolori alle articolazione, con tumefazioni delle stesse, per lo più a livello delle ginocchia e delle caviglie. In seguito (dopo due o anche venti giorni) possono apparire sulla cute nodulazioni arrossate (eritema nodoso) alle estremità superiori; al capo e al torace. Nel 5 per cento dei casi si hanno lesioni polmonari persistenti con formazioni in questi organi di ascessi o di focolai di polmonite. In pratica, tutti gli organi possono essere interessati dalla coccidioidomicosi e non eccezionalmente sono colpite le ossa e le meningi (meningite). La coccidioidomicosi va tenuta presente in quei soggetti che abbiano soggiornato nei paesi dove questa malattia è abitualmente presente, in modo endemico, e quando ci si trovi di fronte a una forma morbosa di oscura identificazione ( tale micosi talvolta non è clinicamente distinguibile da certe forme di tubercolosi, dai tumori maligni, dalla sifilide e dalla osteomielite).
Tra gli esami di laboratorio specifici ai fini diagnostica, va ricordata l'intradermoreazione per la coccidioidomicosi (consistente nell'inoculazione nella pelle di un estratto del fungo) che diventa positiva dopo 1-3 settimane dall'inizio della sintomatologia, ed inoltre la determinazione del titolo degli anticorpi anticoccidioidomicosi nel siero del paziente. La terapia antibiotica con Anfotericina B si è dimostrata efficace in alcuni casi se protratta per uno o due mesi. Nelle forme con ascessi polmonari si richiede l'intervento chirurgico consistente nell'asportazione di lobi dell'organo colpiti dall'infezione. Prima che si disponesse di questi antibiotici, la mortalità era del 50 per cento, mentre ora la prognosi è assai migliorata.
Tra gli esami di laboratorio specifici ai fini diagnostica, va ricordata l'intradermoreazione per la coccidioidomicosi (consistente nell'inoculazione nella pelle di un estratto del fungo) che diventa positiva dopo 1-3 settimane dall'inizio della sintomatologia, ed inoltre la determinazione del titolo degli anticorpi anticoccidioidomicosi nel siero del paziente. La terapia antibiotica con Anfotericina B si è dimostrata efficace in alcuni casi se protratta per uno o due mesi. Nelle forme con ascessi polmonari si richiede l'intervento chirurgico consistente nell'asportazione di lobi dell'organo colpiti dall'infezione. Prima che si disponesse di questi antibiotici, la mortalità era del 50 per cento, mentre ora la prognosi è assai migliorata.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)