Clono muscolare, termine neurologico la cui etimologia (klonos) significa movimento inconsulto, ma che indica un movimento ritmico e ripetuto del muscolo. La frequenza delle oscillazioni cloniche ( contrapposte spesso alle contrazioni toniche) è di sei o sette al minuto secondo. Il fenomeno è il frutto di una eccitazione riflessa provocata dallo stiramento, prolungato ed esagerato del muscolo; oppure di una facilitazione dei riflessi di adattamento muscolare in soggetti sani e normali neurologicamente, ma ansiosi o, ancora e più frequentemente, di una lesione delle cellule nervose della corteccia cerebrale (neurone centrale) che mandano il comando del movimento volontario alle cellule nervose del midollo spinale e da qui al muscolo.
La mancanza dei controlli dovuti alle zone superiori del sistema cerebrale ( che appaiono lese) libera, attraverso un aumento del tono muscolare generalizzato, i riflessi tendinei di stiramento e permette l'automatismo del clono. Questa è la ragione per cui il clono si può avere frequentemente nei soggetti spastici, nei quali tutti i riflessi osteotendinei sono ipereccitabili ed è sufficiente il lieve stiramento dovuto alla contrazione riflessa (successiva allo stiramento del muscolo colpito dal martelletto del neurologo) per eccitare nuovamente i fusi neuromuscolari e prosrocare una successiva contrazione.
sabato 29 novembre 2008
Cloasma o maschera gravidica
Cloasma, o maschera gravidica, discromia cutanea caratterizzata dalla comparsa di macchie giallo-brune o chiazze bruno-scure localizzate, principalmente, alle guance ed al naso. Tali modificazione sono più evidenti e frequenti nelle donne brune e nelle razze a carnagione scura. Caratteristico della gravidanza, il cloasma si ritiene sia dovuto ad una aumentata produzione da parte dell'ipofisi di MSH ( ormone stimolante i melanociti) che ha un ruolo importante nella pigmentazione da melanina. Infatti durante la gravidanza è,stato riscontrato un aumento della produzione dello MSH a partire dal 2° mese sino al termine, seguito da un rapido calo sino alla norma entro pochi giorni dal parto.
Le modificazione pigmentarie del cloasma sono, inoltre, condizionate da alari fattori, squisitamente ormonali, con un meccanismo che coinvolge la funzione corticosurrenale, la tiroxina, e gli ormoni sessuali propriamente detti (HCG, estrogeni e progesterone). Fenomeni analoghi collaterali, che spiegano come la genesi sia di fondo e non locale, infatti, sono l'aumento di pigmentazione dei capezzoli e dell'areola mammaria, lo scurimento progressivo della vulva con diffusione di pigmento all'ano ed alla parte adiacente delle cosce, e la comparsa verticalmente, dall'ombelico al pube, di una linea scura, la cosiddetta linea negra. Dopo il parto, il cloasma tende a regredire totalmente, ma non sempre e non in ogni caso.
Le modificazione pigmentarie del cloasma sono, inoltre, condizionate da alari fattori, squisitamente ormonali, con un meccanismo che coinvolge la funzione corticosurrenale, la tiroxina, e gli ormoni sessuali propriamente detti (HCG, estrogeni e progesterone). Fenomeni analoghi collaterali, che spiegano come la genesi sia di fondo e non locale, infatti, sono l'aumento di pigmentazione dei capezzoli e dell'areola mammaria, lo scurimento progressivo della vulva con diffusione di pigmento all'ano ed alla parte adiacente delle cosce, e la comparsa verticalmente, dall'ombelico al pube, di una linea scura, la cosiddetta linea negra. Dopo il parto, il cloasma tende a regredire totalmente, ma non sempre e non in ogni caso.
Clitoridea
Clitoridea, termine coniato, forse, da Freud; con esso, nella sua classificazione, lo scienziato indica la donna adulta che non ha effettuato il translert erogeno verso la vagina; la persistenza del piacere clitorideo sarebbe, secondo Freud, un sintomo nevrotico di fissazione all'infanzia. In effetti per donna clitoridea si intende colei che raggiunge l'orgasmo attraverso la stimolazione del clitoride ( almeno in prevalenza) e non della vagina. In pratica, ogni donna adulta normale è una clitoridea-vaginale: il piacere vaginale non sostituisce quello clitorideo, ma vi si aggiunge.
Climaterio Maschile, o sindrome climaterica maschile
Climaterio Maschile, o sindrome climaterica maschile, diversamente da quanto si verifica nella donna, in cui la riduzione e la cessazione della attività ovarica si traduce in irregolarità mestruali evidenti sino alla menopausa (cessazione delle mestruazioni) entro limiti di età abbastanza definiti, nell'uomo la riduzione dell'attività testicolare non avviene bruscamente ma, in genere, in modo lento e progressivo sino ad età avanzata (sono noti alcuni casi di fertilità maschile anche ad età superiore a 80 anni).
Di conseguenza non è in genere rilevabile una serie di disturbi bene definiti e chiaramente attribuiti al processo di invecchiamento delle gonadi. Tuttavia è nota una sindrome climaterica maschile che, in genere, interviene dopo la cinquantina e che consiste essenzialmente in riduzione dell'appetito e del rendimento sessuale, associati ad alterazioni psichiche di tipo nevrotico (in particolare depressione dell'umore, eretismo nervoso, facile esauribilità mentale, disturbi del sonno) e a disturbi vegetativi (in particolare a carico del sistema cardiovascolare).
La terapia della sindrome climaterica maschile è varia e delicata; può avvalersi di ormoni e in particolare di testormone associato a gonadotropine ipofisarie ( che stimolano la secrezione testicolare di testosterone), allo scopo di non bloccare la residua funzionalità testicolare, nonché di vari farmaci ricostituenti, sedativi, antidepressivi, stimolanti.
Di conseguenza non è in genere rilevabile una serie di disturbi bene definiti e chiaramente attribuiti al processo di invecchiamento delle gonadi. Tuttavia è nota una sindrome climaterica maschile che, in genere, interviene dopo la cinquantina e che consiste essenzialmente in riduzione dell'appetito e del rendimento sessuale, associati ad alterazioni psichiche di tipo nevrotico (in particolare depressione dell'umore, eretismo nervoso, facile esauribilità mentale, disturbi del sonno) e a disturbi vegetativi (in particolare a carico del sistema cardiovascolare).
La terapia della sindrome climaterica maschile è varia e delicata; può avvalersi di ormoni e in particolare di testormone associato a gonadotropine ipofisarie ( che stimolano la secrezione testicolare di testosterone), allo scopo di non bloccare la residua funzionalità testicolare, nonché di vari farmaci ricostituenti, sedativi, antidepressivi, stimolanti.
Cleptomania
Cleptomania, termine psichiatrico che descrive la tendenza di quei soggetti che rubano, non per avere un vantaggio economico, ma per esservi spinti da una tensione interiore difficilmente controllabile con la volontà. Per il. cleptomane conta il furto in se stesso, il fatto di rubare, non la cosa rubata. Si tratta di un atto quasi automatico che ha una motivazione inconscia. Le ipotesi sulle cause della cleptomania sono molte. Alcuni studiosi hanno pensato che essa possa essere messa in rapporto con il bisogno di possesso che ha il bambino (il quale si rassicura accumulando oggetti e non cedendoli ad altri, anche se inutili). In questo caso là cleptomania indicherebbe una regressione verso momenti più infantili dello sviluppo psicologico. L'osservazione che il cleptomane possa avere nell'atto di rubare una soddisfazione sessuale, ha indotto alcuni studiosi ad immaginare che il fatto fosse legato con la sessualità, forse con un vissuto masocbista.
In altri termini il piacere sessuale nascerebbe dalla possibilità di essere scoperti e puniti (masochismo) per il fatto di rubare. Altri pensano che la cleptomania sia una forma di sadismo, consistente nel trarre piacere dal danno provocato agli altri con il furto. Altri ancora pensano che nella cleptomania vi possa essere un rapporto con l'autoerotismo masturbatorio: si ruba per ottenere il frutto proibito (masturbazione) o per punirsi ( attraverso il timore di essere scoperti) dei pensieri autoerotici. Anche la psicanalisi non ha una visione precisa ed unitaria del fenomeno. Per Alexander l'oggetto rubato ha un significato sessuale, in quanto rappresenta in qualche modo nella fantasia del cleptomane (ma a livello inconscio) il pene del padre: La sua asportazione realizzerebbe il desiderio di castrare il genitore.
In altri termini il piacere sessuale nascerebbe dalla possibilità di essere scoperti e puniti (masochismo) per il fatto di rubare. Altri pensano che la cleptomania sia una forma di sadismo, consistente nel trarre piacere dal danno provocato agli altri con il furto. Altri ancora pensano che nella cleptomania vi possa essere un rapporto con l'autoerotismo masturbatorio: si ruba per ottenere il frutto proibito (masturbazione) o per punirsi ( attraverso il timore di essere scoperti) dei pensieri autoerotici. Anche la psicanalisi non ha una visione precisa ed unitaria del fenomeno. Per Alexander l'oggetto rubato ha un significato sessuale, in quanto rappresenta in qualche modo nella fantasia del cleptomane (ma a livello inconscio) il pene del padre: La sua asportazione realizzerebbe il desiderio di castrare il genitore.
Claustrofobia
Claustrofobia, termine psichiatrico che descrive il timore di certi malati per i luoghi chiusi. Si tratta di una paura di origine nevrotica, talora molto intensa e drammatica, accompagnata da un penoso vissuto d'ansia e da reazioni emozionali dell'organismo (dovute a scariche di noradrenalina, che eccita il sistema nervoso vegetativo ortosimpatico, con conseguente aumento della frequenza del respiro e dei battiti del cuore, della sudorazione, del bisogno di urinare e della tensione dei muscoli, fino al tremore), caratterizzata dalla piena consapevolezza che si tratta di un timore ingiustificato. Tuttavia tale consapevolezza non è sufficiente per neutralizzare la paura, cosicché il claustrofobico rifugge dal chiuso, non va in tram o in pullman, rifiuta l'ascensore e fa le scale a piedi (preferendo lo sforzo e la fatica fisica all'angoscia determinata dall'ingresso nella cabina).
La paura porta alla rinuncia dell'attività che dovrebbe svolgersi nel luogo chiuso, anche se ciò comporta un aumento del pericolo reale. Il claustrofobico non si ripara da un acquazzone entrando in una cabina telefonica, ma si bagna, con il rischio probabile di una conseguente malattia delle vie respiratorie. L'interpretazione data dalla psicanalisi del fenomeno psichiatrico ora descritto è che il claustrofobico teme il luogo chiuso (e piccolo), poiché in esso potrebbe cedere al desiderio dell'autoerotismo; egli evoca così il vissuto conflittuale che si accompagna alla esperienza angosciosa e censurata del complesso di castrazione. Questo sarebbe la necessaria conseguenza punitiva (nata dalla esperienza infantile) del toccarsi gli organi genitali.
La paura porta alla rinuncia dell'attività che dovrebbe svolgersi nel luogo chiuso, anche se ciò comporta un aumento del pericolo reale. Il claustrofobico non si ripara da un acquazzone entrando in una cabina telefonica, ma si bagna, con il rischio probabile di una conseguente malattia delle vie respiratorie. L'interpretazione data dalla psicanalisi del fenomeno psichiatrico ora descritto è che il claustrofobico teme il luogo chiuso (e piccolo), poiché in esso potrebbe cedere al desiderio dell'autoerotismo; egli evoca così il vissuto conflittuale che si accompagna alla esperienza angosciosa e censurata del complesso di castrazione. Questo sarebbe la necessaria conseguenza punitiva (nata dalla esperienza infantile) del toccarsi gli organi genitali.
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