CONVULSIONI, termine neurologico e psichiatrico che descrive movimenti muscolari (solitamente ampi e vistosi) anomali e non finalizzati, dovuti a contrazioni continue o ritmiche dei singoli fasci della muscolatura volontaria ( senza che intervenga la intenzionalità del soggetto). In alcuni casi si ha perdita della coscienza (come nelle convulsioni epilettiche), in altri questa non è del tutto abolita (come nelle convulsioni isteriche). In quest'ultimo caso (convulsioni isteriche) la contrazione dei muscoli può far assumere al corpo l'atteggiamento ad arco di cerchio per iperestensione dorsale o può provocare contorcimenti, come in un clown.
Le convulsioni epilettiche si manifestano con caduta a terra, irrigidimento generale di tutti i muscoli (flessori ed estensori) — fase tonica — successive brusche contrazioni che si manifestano con brevi intervalli di rilasciamento — fase clonica —, cianosi ( colore bluastro della pelle a causa della insufficiente ossigenazione dei tessuti dovuta ad arresto respiratorio ed a contrazioni spastiche della muscolatura delle arteriole), sudorazione, salivazione (dovute alla stimolazione dei centri nervosi neurovegetativi profondi), bava alla bocca con striature di sangue ( dovuta alla espulsione violenta dell'aria dai polmoni, per contrazione dei muscoli respiratori, mescolata alla saliva ed al sangue che proviene dalla morsicatura della lingua e delle labbra), perdita di urina e feci ed insensibilità delle pupille alla luce.
Le crisi epilettiche durano pochi minuti, non vengono ricordate dal malato e possono comparire anche durante il sonno. Tutti questi sintomi le differenziano dalle convulsioni isteriche, che si hanno sempre in presenza di qualche osservatore (poiché esprimono una conversione somatica dimostrativa) e che non portano mai reali danni fisici (caduta e morsicatura). In alcune forme di epilessia non si hanno le convulsioni generalizzate prima descritte, ma solo contrazioni cloniche di qualche fascio muscolare.
domenica 30 novembre 2008
CONVERSIONE
CONVERSIONE, termine di origine psicanalitica con il quale si descrivono i meccanismi inconsci che permettono ai conflitti interiori di scaricare la propria ansia attraverso una espressione simbolica esterna. I conflitti vengono così convertiti, ad opera delle difese psicologiche, in sintomi fisici o comporta-mentali. Si parla di conversione del comportamento quando i sintomi diventano azioni, movimenti o parole; di conversione fisiologica quando i sintomi si esprimono utilizzando funzioni corporee normali ( che, oltre al proprio significato funzionale, ne hanno, perciò, un altro simbolico, olico, di difesa inconscia); di conversione psicologica quando l'ansia è diminuita attraverso simboli e sintomi psicologici, nei quali la rimozione è mantenuta e la soluzione dei conflitti segue strade diverse; di conversione somatica per indicare una malattia, inizialmente priva di segni organici oggettivi, nella quale convogliano simbolicamente gli elementi del conflitto inconscio, scaricando così l'ansia in essi contenuta.
La conversione somatica è spesso usata come sinonimo di isteria. Quando il soggetto ricorre alla soddisfazione simbolica degli impulsi ripudiati attraverso l'implicazione del corpo, coinvolge nella propria' partecipazione affettiva quelle parti che sono normalmente sotto il controllo della volontà. Occorre dire che è spesso presente anche una espressione simbolica delle difese psicologiche profonde, di cui la conversione somatica è un tentativo di superamento. Talora si usa il termine di somatizzazione per indicare il meccanismo della conversione somatica, oppure il termine di conversione psicosomatica. Somatizzazione descrive preferibilmente la conversione fisiologica, mentre psicosomatica quella patologica.
La conversione somatica è spesso usata come sinonimo di isteria. Quando il soggetto ricorre alla soddisfazione simbolica degli impulsi ripudiati attraverso l'implicazione del corpo, coinvolge nella propria' partecipazione affettiva quelle parti che sono normalmente sotto il controllo della volontà. Occorre dire che è spesso presente anche una espressione simbolica delle difese psicologiche profonde, di cui la conversione somatica è un tentativo di superamento. Talora si usa il termine di somatizzazione per indicare il meccanismo della conversione somatica, oppure il termine di conversione psicosomatica. Somatizzazione descrive preferibilmente la conversione fisiologica, mentre psicosomatica quella patologica.
Contusione schiacciamento dei tessuti
Contusione, conseguenza dello schiacciamento dei tessuti per l'urto violento con un corpo duro, senza lacerazione della pelle. Si manifesta con arrossamento, tumefazione, dolore. Quasi subito, o dopo qualche giorno, compare sotto la pelle un'ecchimosi, ossia una macchia violacea che in seguito diviene di colore verdastro, poi giallo carico e giallo chiaro, dovuta alla rottura di piccoli vasi sanguigni. Applicare subito compresse imbevute di acqua fredda o di acqua vegeto-minerale, o borsa con ghiaccio, interponendo fra esse e la cute un panno di lana, e tenere la parte offesa in assoluto riposo. Dopo 2-3 giorni sono invece indicate applicazioni calde per favorire l'afflusso di sangue e la guarigione, e leggeri massaggi per facilitare il riassorbimento dello stravaso sanguigno.
CONTROTRANSFERT
CONTROTRANSFERT, termine psicanalitico che descrive la reazione del terapeuta verso il malato in rapporto all'influenza che quest'ultimo esercita su di lui. E' il termine coniato da Freud per indicare le risposte inconsce dell'analista all'inconscio del suo paziente. Si tratta di una interazione di disturbo nel rapporto terapeutico. L'analista non dovrebbe reagire difendendosi a livello inconscio, ma mantenendosi disponibile. Per questo è necessario che venga egli stesso analizzato, in modo che possa imparare a riconoscere le proprie reazioni profonde, eliminandole dal rapporto terapeutico. Freud suggeriva che il problema venisse risolto con l'autoanalisi sistematica del terapeuta.
Oggi si accetta il controtransfert come un fatto sostanzialmente positivo nella terapia, poiché costituisce un rapporto autentico e profondo tra analista e analizzato, capace di permettere una comunicazione tra i due non più solo verbale, ma anche affettiva (empatica). Se questa percezione empatica dei problemi dell'analizzato disturba (inconsciamente) l'analista, questi può non riuscire a cogliere i contenuti inconsci del malato, o, identificandosi con essi, rimuoverli egli stesso fuori dalla propria coscienza. Un aspetto importante e negativo del controtransfert è la possibilità che si instauri un vero e proprio rapporto affettivo tra analista e paziente o che il paziente rappresenti per l'analista una figura che richiama i genitori.
Oggi si accetta il controtransfert come un fatto sostanzialmente positivo nella terapia, poiché costituisce un rapporto autentico e profondo tra analista e analizzato, capace di permettere una comunicazione tra i due non più solo verbale, ma anche affettiva (empatica). Se questa percezione empatica dei problemi dell'analizzato disturba (inconsciamente) l'analista, questi può non riuscire a cogliere i contenuti inconsci del malato, o, identificandosi con essi, rimuoverli egli stesso fuori dalla propria coscienza. Un aspetto importante e negativo del controtransfert è la possibilità che si instauri un vero e proprio rapporto affettivo tra analista e paziente o che il paziente rappresenti per l'analista una figura che richiama i genitori.
Controcarica
Controcarica, termine psicanalitico che indica la tendenza del preconscio a rifiutare intrusioni fastidiose da parte dell'inconscio. La rimozione, come meccanismo di difesa, deve trattenere gli elementi di disturbo in condizioni da non poter emergere. Vi è un rapporto tra la controcarica esterna e la rimozione, da un lato, e la controcarica interna e la regressione dall'altro. La controcarica esterna, presente negli isterici, obbliga l'Io a limitare la propria azione nella realtà circostante, facendolo ritirare su posizioni più infantili. La controcarica è una specie di energia inconscia che si contrappone, dunque, alla carica di energia posseduta dagli istinti (sempre inconsci) che si devono realizzare. Si tratta di un meccanismo di rassicurazione sociale, che impedisce al bisogno di soddisfarsi per non creare conflitti non controllabili con il Super Io.
Sindrome di Conn o iperaldosteronismo
Sindrome di Conn, o iperaldosteronismo, o iperaldosteronismo primario e secondario, sindrome dovuta ad un eccesso di attività di uno strato della ghiandola corticosurrenale ( denominato zona glomerulare) con conseguente abnorme produzione di ormoni mineralocorticoidi, attivi nel trattenere l'acqua circolante e il sodio e nel favorire l'eliminazione renale del potassio: il più importante di tali ormoni è l'aldosterone. Lo stimolo alla iperattività della zona glomerulare corticosurrenale è in genere costituito da un adenoma che si sviluppa nel tessuto stesso, oppure da un aumento delle cellule tissutali senza particolari alterazioni.
In taluni casi l'eccesso di secrezione di mineralocorticoidi e in particolare di aldosterone non è dovuto ad alterazioni della zona glomerulare, ma è secondario a squilibri idroelettrolitici ( diminuzione dei liquidi circolanti per disidratazione, emorragie cospicue, edemi di origine cardiaca, renale, ecc.); la diminuzione della concentrazione del sodio e l'aumento di quella del potassio costituiscono infatti lo stimolo fisiologico alla increzione dell'ormone (l'eccesso di secrezione di aldosterone può anche essere dovuto alla incapacità del fegato di trasformare l'ormone a causa di lesione della cellula epatica); si parla infatti in tali casi di aldosteronismo secondario, in contrapposizione all'iperaldosteronismo primario, dovuto all'alterazione surrenalica.
In taluni casi l'eccesso di secrezione di mineralocorticoidi e in particolare di aldosterone non è dovuto ad alterazioni della zona glomerulare, ma è secondario a squilibri idroelettrolitici ( diminuzione dei liquidi circolanti per disidratazione, emorragie cospicue, edemi di origine cardiaca, renale, ecc.); la diminuzione della concentrazione del sodio e l'aumento di quella del potassio costituiscono infatti lo stimolo fisiologico alla increzione dell'ormone (l'eccesso di secrezione di aldosterone può anche essere dovuto alla incapacità del fegato di trasformare l'ormone a causa di lesione della cellula epatica); si parla infatti in tali casi di aldosteronismo secondario, in contrapposizione all'iperaldosteronismo primario, dovuto all'alterazione surrenalica.
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